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aizamm a voce(si chi ce cummanna nun ce piace) October 03 in notte biancain principio, ben poco entusiasmo da notte bianca. ben poco di fronte al terrore d’ingorghi e confusione.
ma in periodo di caccia all’ispirazione, è così difficile rimanere tra quattro mura,.. di idee, si sa, se ne trovano di più in strada. ora ne abbiamo?? se nascono dalle emozioni e se nella notte in questione, a dispetto dello scetticismo iniziale, di emozioni ne abbiamo raccolta più di qualcuna..
da tre giorni di musica popolare diretta da fajello, a piazza mercato sbocciano quei fiori che i deserti della civiltà vedono di rado. in quello che un tempo era stato teatro di rivoluzione e che ora non è altro che uno dei tanti scenari partenopei di degrado urbano, suoni e luci d’una decina spettacoli s’alternano con laboratori di ballo cadenzato da castagnette e di ritmo in colpi di tamburo a cornice: all’enorme piazzale viene così regalata la sua metamorfosi , nel furore della danza di artisti e pubblico, armati e circondati da voci tonanti, da assoli di violino, fisarmonica, chittarra a battente e non, flauto, ciaramella e zampogna, e poi triccaballac e putipù, scacciapensieri e qualsiasi cosa capace d’affiancare i re delle percussioni ed il popolo di nacchere.
[primo fuori traccia (lirica?): decidiamo che per continuare a girare bisogna munirsi di fondamentali fonti di energia: d’ora in poi verranno somministrati ad ogni tappa kebab di jafar (aladin), rinomati per quel senso di inequivocabile sazietà e pesantezza che regalano allo stomaco ed al corpo intero a fine ma a volte anche a metà consumo, nonché sostanze proibite per l’inconsapevolezza sul numero di chilometri che ci stiamo macinando grazie ad aldo, un ventennio negli scout alle spalle, e per un’altra inconsapevolezza, quella relativa al numero di tammurriate cui si partecipa e si parteciperà fino all’alba grazie a domenico ed il suo amore incondizionato per la tammorra, grazie a me che mi sono seguito tre giorni di lezioni di danza, grazie alla folla che acclama le derivanti esibizioni.]
nel cortile di palazzo gravina con solita penna graffiante c’è stefano benni a dirigere solito coro di sorrisi pensati, un benni incanutito ma mai a corto di forza creativa e vigore espressivo, mai domo sovversivo, mai naufrago tra le onde della satira più dura, al più cullato dalle note di petrin, il pianista che si infila tra le sue parole. ed è melodia del secondo al servizio dell’inno alla vita del primo.
[secondo fuori traccia: applaudiamo l’iniziativa di due buontemponi, furbata che permetterà loro di tornare a casa gonfi di quattrini, battendo cassa con chi chiede una foto con loro che girano travestiti da “pupazzi rossi telecom”, in ricordo di una famosa recente reclame della compagnia di tronchetti- provera.. (ah no, quel figlio di puttana se n’è andato - digressione nella digressione solo per il piacere di chiamare tronchetti come mi piace, mi perdoni la madre). l’applauso per i due 1288 (?), e l’adozione a nostri miti degli stessi (chiaro segno di carenza di miti per la nostra generazione, ma per le successive è peggio), applauso ed adozione, dicevo, sanciscono indiscutibilmente l’effetto delle sostanze proibite sul nostro senso critico; ne verremo a capo girando per un pò]
[di nuovo al meglio] a santa maria la nova ci accolgono gli amici di bucarest ilie, koste e famiglia: violino, fisarmonica e voce per un’esibizione tutta balcanica che dicono sia stata un successone: facile crederci, oltre all’affetto dei musicisti rumeni, ne conosciamo la maestria artistica. porgendo bicchieri di vino ci invitano a tornare dopo de gregori: si esibiranno col resto della mescla, purtroppo senz’essere dotati del giusto impianto di amplificazione. spiccherà il teatro su musica, sull’orchestra multirazziale si sovrapporranno un parlato eterogeneo per condannare il razzismo, arti circensi per opporsi a forme di lavoro che non nobilitano l’uomo, bensì lo sfruttano.
[terzo fuori traccia: in uno degli angoli di santa maria c’è quel che si è battezzato “o’ francesino girasole“, un francese con mille girasoli disegnati dappertutto, un “artista” dall’idioma incomprensibile alla luce della sua testardaggine nell’insistere su una lingua a lui sconosciuta: l’italiano. a questo s’associa cattiva predisposizione a qualsiasi disciplina artistica, inettitudine ancor più chiara al passaggio dalla recitazione alla musica al fine di produrre melodie da pianoforte. quando finalmente si munisce di sei palline per quel che si è solo immaginato intervento di giocoleria, la platea sembra rincuorata ma è prontamente delusa dal fatto che di quell’intervento il biondino di Bordeaux ne parlava solamente, guai ad eseguirlo. dovere di cronaca impone che si dica che a questo punto abbandoniamo lo spettacolo, sotto suggerimento di napoletano doc che dopo essersi gustato gli ultimi istanti dell’appena descritta morte dell’arte, dopo aver dato un’occhiata al pubblico perplesso e dopo essersi specchiato in quella perplessità, ci passa vicino e ci domanda con mimica eloquente “ma chi cazz è chisto??”]
francesco de gregori a piazza del plebiscito con parte del suo repertorio storico. cappello, cravatta ed occhiali lo rendono fumetto immortale. come c’è scritto sul suo copione di sempre, non lascia mai il microfono e sta lì a sussurrare, recitare, cantare tutte le parole delle sue composizioni, con fedeltà a testi e prime incisioni. la folla lo segue con la stessa fedeltà da quattro cinque pezzi, muovendosi da rimmel al bandito e il campione, da titanic alla donna cannone, e sull’ultimo verso di quest’ultima, “..e senza fame e senza sete, e senza ali e senza rete..” è lasciata da sola ad intonare commossa “..voleremo via.” l’artista, dopo un buona notte fiorellino blues, lascia il palco. intanto, ancora per qualche istante, la sua band si scatena.
monsieur vitolini February 21 il cuore ed il pensieroa casa di nicola di bello rivendicata da domenico, l’olivieri voce del gruppo. (come? chi è nicola? importante, me ne rendo conto, introdurvi nicola: ricercatore instancabile, trivella dell’informazione, da sempre legato alle sorti degli aizamm a voce, ne avrete presto una foto in galleria, magari con etichette del genere e perché no ne avrete presto anche interventi sul blog.) non è un caso, infatti, che è proprio nicola a raccontarci vita e miracoli di un abile cantastorie impegnato, come a noi tanto piace, tale ascanio celestini. tutt’insieme ci gustiamo fabbrica, sua ultima opera. durante la proiezione, non che fosse poco concentrato su quello che avviene in scena, tutt’altro, ben attento a non perdere un solo vagone di quel treno di celestini, intuisco che domenico pensa anche ad altro. era stato quest’ultimo, intendo domenico, a segnalarmi l’ultima adozione e consiglio del manifesto, ed ora, a fine spettacolo, mi suggerisce di dare un’occhiata ad uno scritto del primo, questa volta s’intenda ascanio. ovvio che prima di riuscire a posare gli occhi sulle parole di celestini, giungono all’orecchio anche quelle di olivieri che presentandomi la lettura, mescola sue idee a quelle di ascanio ed io mi perdo. mi ritrovo prima di quanto speri perché domenico sente quel che dice e quando finalmente leggo, ho la strana sensazione che sia stato l’autore a derubare il mio amico delle sue riflessioni. riscrivendone qualcuna, spero di comunicare intenti con cui l’ha riportate su carta ascanio celestini, forza con cui me le ha trasmesse domenico.
se dimenticare ha la stessa radice di demente (linguisticamente,..stupido chi dimentica?!), ricordare viene da cuore che dunque per gli antichi era la sede della memoria, non soltanto luogo in cui risiedono sentimenti.
la poetica di superficie ed una certa corrente canora mettono allegramente in rima il vicino di torace tra amore e fiore per suscitare emozioni sdolcinate, l’etimologia ce lo racconta come muscolo pieno di ricordi.
ci sarebbe quindi posto non solo per passioni ‘propriamente amorose’ ma anche per quelle ‘politiche’? ..per libertà? ..per uguaglianza? sentimenti coscienti dotati di memoria?
dicono che se vuoi essere o diventare artista devi avere cuore. se ascanio e domenico avessero possibilità di scegliere questo cuore, ne preferirebbero uno, di memoria, ricco.
“e poi il cuore è anche il motore che spinge il sangue attraverso il corpo. lo spinge fino al cervello alimentandolo e ricordandogli di non diventare demente.”
si ringrazia ascanio celestini, al quale si brinda perché ci perdoni d’aver fatto proprie sue affermazioni.
monsieur vitolini (ma anche e soprattutto domenico, perché no nicola) February 12 prefazionenuovo blog per gli aizamm a voce con la voglia di raccogliere l'eredità del diario che l'ha preceduto ed in attesa perché no di un sito.
nuovo blog che raccoglie la prima creazione firmata dall'allegra falange musicale, nota ai più come califiri briganti e mammoni ed ancora scaricaricabile da aizammavoce.splinder.com,..
nuovo blog che raccoglie fotografie sparse dei suoi affezionati attori tali domenico e le sue tammorre, errico fisarnonicista, di francesco ed il suo violino come di giovanni e la sua chitarra, piera di cui al più presto s'immortalerà il flauto traverso (??), di sara voce femminile e di michele voce recitante e maschile come quella del già citato percussionista, ed infine le foto di marco... marco?? comandante bevilacqua con basso al seguito?? si, marco, dal quale quanto prima ci procureremo qualcosa che lo ritragga (la direzione si scusa per l'imperdornabile assenza nell'affollata galleria...)
nuovo blog che, si diceva, raccoglierà aneddoti, testi e spartiti passati e futuri, il racconto dell'ultimo concerto,.. ricordando magari i prossimi appuntamenti.
... ... altri convenevoli nella retorica del più classico dei prologhi?? nooooooo, v'abbandono per riabbracciarvi tra non molto. vostro, monsieur vitolini. |
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